Secondo una ricerca statistica almeno 3,5 milioni di auto italiane circolano sulle strade senza una polizza assicurativa valida: c'è chi espone un tagliando falsificato e chi non lo espone per nulla.
Partendo dal presupposto che l'assenza di polizza assicurativa durante la circolazione su strade aperte al traffico è un reato punibile secondo il codice penale, oltre che con pesanti sanzioni amministrative, la cosa ancora più grave è che in caso di incidente in cui qualcuno si farà danni seri poi trovare i soldi per le cure (nonchè per ripagare i danni causati) vuol dire andare in causa con i tempi e i modi che tutti noi conosciamo in Italia.
Sicuramente la crisi economica e l'innalzamento delle tariffe per i premi assicurativi non aiuta a contrastare questo fenomeno, anzi ne sono alcune delle cause unitamente alla cattiva educazione che si sta diffondendo tra gli automobilisti sia in tema di assicurazione che di guida in generale (sempre più spesso si vedono automobili che effettuano manovre assurde e pericolosissime... ma è un altro discorso!).
Altra piccola analisi: perchè i premi assicurativi continuano a crescere? Per l'inflazione, ma in Italia soprattutto per i falsi sinistri denunciati e che quindi richiedono esborsi immotivati alle compagnie che poi ricaricano questi costi su chi paga le polizze.
Detto ciò, il problema delle assicurazioni (intese a 360 gradi) è da affrontare senza perdere tempo per riportare le tariffe a prezzi "giusti", per evitare i sinistri simulati e per impedire che circolino veicoli senza copertura assicurativa.
Le nostre proposte sul tema sono le seguenti:
-richiedere perizie più approfondite sui sinistri: i periti sono assunti proprio per controllare la veridicità dei danni, non solo per contestare i preventivi di riparazione. Se la figura professionale del perito eseguisse acceramenti più approfonditi spesso i falsi sinistri non potrebbero esistere: penso che agli occhi di un esperto non sarebbe difficile riconoscerli nel 90% dei casi e inoltre chi denuncia un sinistro inesistente rischia anche la denuncia per truffa. Con controlli mirati, perizia più serie e maggiori controlli delle compagnie, questo lato oscuro dei risarcimenti potrebbe venir migliorato facilmente;
-implementare un sistema di controllo automatizzato non solo riguardante i limiti di velocità ma anche tutte le altre sanzioni applicabili, assicurazioni comprese. In molti paesi europei (come l'Inghilterra) le telecamere dei provida e dei tutor, controllando le targhe in circolazione, non verificano solo la velocità istantanea o media di tali veicoli, ma anche se hanno sanzioni amministrative a carico non pagate, se sono coperti da assicurazione, se il proprietario ha la patente valida, ecc. Se il sistema automatico segnala qualche anomalia, la pattuglia più vicina interviene per eseguire un controllo ed eventualmente sanzionare il guidatore secondo le leggi in vigore. Per attuare questo sistema di controllo, che porterebbe grandi vantaggi per la sicurezza, l'equità e la lotta all'evasione, non sono richiesti investimenti esosi, ma semplicemente un database in cui registrare le informazioni e l'obbligo per gli enti interessati (Pra, Aci, Motorizzazione Civile, Ministero dei Trasporti, Compagnie assicurative,...) di registrare su tale database le operazioni compiute sui loro clienti/utenti.
Il blog dedicato agli amici del rombo dei motori, soprattutto delle automobili ma qualche volta ci dedicheremo anche alle due ruote! Ci impegneremo a parlare di attualità, sport, novità e tanto altro
martedì 10 luglio 2012
Codacons vs. Diesel
Il precedente
Nei giorni scorsi l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato ufficialmente che i gas di scarico dei motori diesel causano il tumore ai polmoni negli essere umani.
Cronaca italiana
Il Codacons ha allora presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Milano per chiedere il sequestro di tutti i veicoli diesel esistenti sul territorio della città di Milano e provincia.
Conclusioni
Ipotizzando che a questo punto la richiesta sarà allargata anche a tutte le altre città italiane, altrimenti non avrebbe senso, siamo di fronte alla solita richiesta insensata e irrealizzabile fatta nel nostro Paese.
Se verrà accertato che i diesel sono dannosi alla salute umana, magari bisognerà procedere al montaggio su tutti i veicoli con tale motorizzazione (anche i più vecchi) di filtri FAP o più evoluti. Ma da qui a pensare di sequestrare decine, o forse centinaia, di migliaia di automobili è un controsenso.
Inoltre bisognerà continuare nella ricerca per rendere questi diesel sempre più "puliti" e al continuo aggiornamento dei filtri che ripuliscono i gas di scarico, bloccando le particelle dannose.
Nei giorni scorsi l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato ufficialmente che i gas di scarico dei motori diesel causano il tumore ai polmoni negli essere umani.
Cronaca italiana
Il Codacons ha allora presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Milano per chiedere il sequestro di tutti i veicoli diesel esistenti sul territorio della città di Milano e provincia.
Conclusioni
Ipotizzando che a questo punto la richiesta sarà allargata anche a tutte le altre città italiane, altrimenti non avrebbe senso, siamo di fronte alla solita richiesta insensata e irrealizzabile fatta nel nostro Paese.
Se verrà accertato che i diesel sono dannosi alla salute umana, magari bisognerà procedere al montaggio su tutti i veicoli con tale motorizzazione (anche i più vecchi) di filtri FAP o più evoluti. Ma da qui a pensare di sequestrare decine, o forse centinaia, di migliaia di automobili è un controsenso.
Inoltre bisognerà continuare nella ricerca per rendere questi diesel sempre più "puliti" e al continuo aggiornamento dei filtri che ripuliscono i gas di scarico, bloccando le particelle dannose.
lunedì 9 luglio 2012
Moto-Mercato 2012
Anche quest'anno stanno per aprirsi le danze del Mercato Piloti per quanto riguarda il motomondiale, soprattutto per la sua classe d'elite, la MotoGP.
Le scelte più attese sono per le tre case ufficiali più importanti e di più alto livello: ducati, honda e yamaha (rigorosamente in ordine alfabetico).
Ducati, dopo essere stata acquisita dal gruppo Audi, si prepara al mondiale del prossimo anno avvolta dal mister: se da una parte Audi dichiara che Ducati è un must del motociclismo e tenta di blindare Rossi come pilota legato alla casa di Borgopanigale, dall'altra non si sbilancia nè sugli investimenti stanziati per l'evoluzione della moto per il prossimo anno, nè sui piani da attuare. Lo stesso Rossi, convinto che la moto si evolverà ma non farà cambiamenti epocali, sembra ancora incerto sulla sua permanenza in Ducati, almeno finchè non otterrà chiare delucidazioni sulle intenzioni di Audi riguardanti Ducati e il suo settore racing.
In casa Honda sembra che Daniel Pedrosa resti su una delle due moto ufficiali, ma l'altra a chi andrà? Dopo l'annuncio dell'abbandono di Stoner resta una sella libera. C'è l'ipotesi Marc Marquez, che però vorrebbe dire avere due piloti spagnoli nel team ufficiale nonchè trovare un accordo con gli sponsor. Inoltre qualche alto dirigente Honda si dice stia spingendo per l'ipotesi Rossi, il suo ritorno non è da escludere, poichè molti dirigenti Honda ne sono "innamorati".
Infine in casa Yamaha se da una parte Lorenzo è ormai intoccabile, dall'altra i risultati di Ben Spies, scarsi e disconui rispetto alle aspettative, lo mettono in una posizione critica. Al suo posto potrebbe essere inserito Dovizioso -attualmente miglior pilota Yamaha dei team satellite- oppure anche qui si è fatto il nome di Valentino Rossi, anche se la trattativa è molto complicata, forse anche per il disappunto di Lorenzo che non sappiamo quanto sarebbe felice di rivedere Valentino nel box accanto.
Le scelte più attese sono per le tre case ufficiali più importanti e di più alto livello: ducati, honda e yamaha (rigorosamente in ordine alfabetico).
Ducati, dopo essere stata acquisita dal gruppo Audi, si prepara al mondiale del prossimo anno avvolta dal mister: se da una parte Audi dichiara che Ducati è un must del motociclismo e tenta di blindare Rossi come pilota legato alla casa di Borgopanigale, dall'altra non si sbilancia nè sugli investimenti stanziati per l'evoluzione della moto per il prossimo anno, nè sui piani da attuare. Lo stesso Rossi, convinto che la moto si evolverà ma non farà cambiamenti epocali, sembra ancora incerto sulla sua permanenza in Ducati, almeno finchè non otterrà chiare delucidazioni sulle intenzioni di Audi riguardanti Ducati e il suo settore racing.
In casa Honda sembra che Daniel Pedrosa resti su una delle due moto ufficiali, ma l'altra a chi andrà? Dopo l'annuncio dell'abbandono di Stoner resta una sella libera. C'è l'ipotesi Marc Marquez, che però vorrebbe dire avere due piloti spagnoli nel team ufficiale nonchè trovare un accordo con gli sponsor. Inoltre qualche alto dirigente Honda si dice stia spingendo per l'ipotesi Rossi, il suo ritorno non è da escludere, poichè molti dirigenti Honda ne sono "innamorati".
Infine in casa Yamaha se da una parte Lorenzo è ormai intoccabile, dall'altra i risultati di Ben Spies, scarsi e disconui rispetto alle aspettative, lo mettono in una posizione critica. Al suo posto potrebbe essere inserito Dovizioso -attualmente miglior pilota Yamaha dei team satellite- oppure anche qui si è fatto il nome di Valentino Rossi, anche se la trattativa è molto complicata, forse anche per il disappunto di Lorenzo che non sappiamo quanto sarebbe felice di rivedere Valentino nel box accanto.
venerdì 29 giugno 2012
Motori, lavoro e passione: sogno impossibile coniugare questi tre elementi?
I motori per me e molti lettori di questo blog sono
sicuramente una passione insita nei nostri cuori, ma spesso coniugare tale
legame con la vita di tutti i giorni diviene molto difficile: lavorare nel
mondo dei motori offre molte opportunità (dal design estetico a quello
aerodinamico, dalla progettazione meccanica a quella tecnologica, dal marketing
alla logistica, dal giornalismo di settore agli inserti settimanali di altre
riviste, ecc.), ma entrarvi è una cosa davvero ardua: le aziende coinvolte in
questo ramo, specialmente con la crisi attuale, cercano sempre personale con
grande esperienza, titoli di studio importanti e proveniente da altre realtà in
cui hanno svolto ruoli professionali similari. Certo, questa politica permette
di assumere collaboratori pronti subito ad entrare nel vivo del lavoro, ma
siamo sicuri che sia l’unica scelta possibile?
Parlo con un minimo di sentimento personale, visto che un po’
mi rivedo in questa situazione, e voglio porre una domanda di partenza: la
passione aiuta sul lavoro? Secondo me sì, e vi spiegherò perché: lavorare su
tematiche di cui si è appassionati aiuta a svolgere meglio il proprio lavoro, a
lavorare ore con piacere senza accumulare frustrazione, e sicuramente ad
aumentare ciò che si apprende durante il periodo lavorativo, cioè a formarsi
più in fretta professionalmente, poiché le nuove nozioni non sono solo
immagazzinate nel cervello come elementi utili al lavoro, ma anche elementi
utili ad uno dei temi di cui siamo davvero appassionati e a cui pensiamo tutti
i giorni.
A volte sentire parlare un plurilaureato con molta
esperienza è certamente una bella esperienza, ma poi alla fine spesso ricade
troppo sul tecnico anche davanti a platee che così tecniche non sono. Se al suo
posto ci fosse semplicemente un appassionato di motori potrebbe parlare col
cuore, con gli occhi che irradiano gioia e passione, e coinvolgendo tutti i
presenti: forse sarebbe meno preciso, ma saprebbe comunque allietare la platea.
Con questo non voglio affermare che lauree ed esperienza non
servano, anzi fanno parte del bagaglio culturale di un professionista e a volte
fanno davvero la differenza, ma vorrei solo dire “col cuore in mano” a chi ha
la possibilità di far nuove assunzioni nel settore dei motori di saper guardare
anche dentro il cuore dei candidati per capire se riescono a lavorare con l’anima
e col cuore trasmettendo anche qualche cosa di extra al loro rendimento, oltre
che ciò che possono generare con la mente e con l’esperienza.
Il mio sogno resterà sempre quello di inserirmi in questo
mondo professionale, non smetterò mai di inseguirlo anche se sono quasi certo
non si realizzerà mai, ma proprio per questo continuerò a scrivere su questo
blog che –visto il numero di visite crescente- diviene sempre più apprezzato!
Grazie a tutti e un in bocca al lupo a tutti coloro che hanno i motori nel
cuore e la benzina nelle vene
martedì 26 giugno 2012
Rossi - Ducati - Audi
Valentino Rossi è uno dei campioni del motomondiale più importanti nella storia di questo sport: ha compiuto imprese reputate impossibili, ha fatto sorpassi al limite dei principi della fisica, ha sviluppato motociclette di tutte le classi, cilindate e tipi di motore, raggiungendo sempre i massimi livelli. L'unico sgambetto gliel'ha fatto proprio la moto su cui, se avesse vinto, sarebbe stata la realizzazione di un sogno per molti tifosi italiani: il Dottor Rossi campione del mondo MotoGP in sella alla Ducati, moto italiana per eccellenza.
Non che sia mai stato tra gli ultimi, ma da quando Valentino guida la rossa di Borgo Panigale, non è mai riuscito a portare a casa il titolo di campione della massima categoria: il feeling tra pilota e moto sembra non riuscire ad instaurarsi, nonostante i tanti tentavi di entrambe le parti di trovare il giusto setup di telaio e motore per avere una moto potente ma anche guidabile nello stile di Rossi.
Il problema ora è che Ducati è stata acquisita dal gruppo Audi-Volkswagen, e non è ancora ben chiaro quali siano i piani di investimento per il futuro nel settore motociclistico ed in particolare per il motomondiale:
Ora il problema che si pone è questo: Valentino Rossi ormai ha davanti a sè, vista la sua età, ancora pochi anni di carriera e deve decidere con serietà dove trascorrerli e per chi correre. Se da una parte il sogno di vincere in Ducati pensiamo lo stimoli non poco, dall'altra i piani incerti di Audi per il futuro e gli scarsi risultati ottenuti finora forse lo spaventano. Anche perchè l'idea di chiudere la carriera di uno dei massimi campioni del mondo motociclistico senza una vittoria finale a coronare il suo addio alle corse sarebbe alquanto deludente per la sua carriera fantastica. Perciò da una parte il rischio di rimanere in Ducati, ma dall'altra sembra si stiano creando i presupposti per tornare in casa Honda o addirittura -anche se qui sembra che Jorge Lorenzo abbia messo qualche veto- di riapprodare addirittura in casa Yamaha.
Vedremo quali saranno le strategie future di Valentino, anche in base alle possibilità concrete che avrà.
Non che sia mai stato tra gli ultimi, ma da quando Valentino guida la rossa di Borgo Panigale, non è mai riuscito a portare a casa il titolo di campione della massima categoria: il feeling tra pilota e moto sembra non riuscire ad instaurarsi, nonostante i tanti tentavi di entrambe le parti di trovare il giusto setup di telaio e motore per avere una moto potente ma anche guidabile nello stile di Rossi.
Il problema ora è che Ducati è stata acquisita dal gruppo Audi-Volkswagen, e non è ancora ben chiaro quali siano i piani di investimento per il futuro nel settore motociclistico ed in particolare per il motomondiale:
Ora il problema che si pone è questo: Valentino Rossi ormai ha davanti a sè, vista la sua età, ancora pochi anni di carriera e deve decidere con serietà dove trascorrerli e per chi correre. Se da una parte il sogno di vincere in Ducati pensiamo lo stimoli non poco, dall'altra i piani incerti di Audi per il futuro e gli scarsi risultati ottenuti finora forse lo spaventano. Anche perchè l'idea di chiudere la carriera di uno dei massimi campioni del mondo motociclistico senza una vittoria finale a coronare il suo addio alle corse sarebbe alquanto deludente per la sua carriera fantastica. Perciò da una parte il rischio di rimanere in Ducati, ma dall'altra sembra si stiano creando i presupposti per tornare in casa Honda o addirittura -anche se qui sembra che Jorge Lorenzo abbia messo qualche veto- di riapprodare addirittura in casa Yamaha.
Vedremo quali saranno le strategie future di Valentino, anche in base alle possibilità concrete che avrà.
giovedì 21 giugno 2012
Oro nero: ci prendono in giro?
I carburanti, che si tratti di benzina o gasolio cambia poco, sono uno
dei beni di consumo più diffusi e irrinunciabili per tutti noi: il mezzo di
trasporto a 2 o 4 ruote ci serve per recarci in ufficio, per accompagnare i figli
a scuola, per recarci un po’ ovunque. Quindi quando si modifica il prezzo dei
carburanti si va a toccare uno dei punti più sensibili dell’economia personale
e familiare degli italiani.
Se da una parte è vero che esiste anche la possibilità di sfruttare i
mezzi pubblici (anche se in non tutte le città il servizio è adeguato, ma
questo è un altro discorso), anche questi ultimi stanno alzando i prezzi dei
biglietti proprio conseguentemente al rialzo dei carburanti che anche loro
utilizzano per muoversi.
E il lato più nascosto, a cui a volte non si pensa ma esiste, è il
fatto che molti rialzi generalizzati sono spesso spinti dallo stesso motivo:
sul territorio italiano quasi la totalità dei trasporti avviene su ruote, con
tir che consumano gasolio e quindi nel prezzo del trasporto le aziende hanno
aumentato la voce del costo dei consumi: il tutto ovviamente si ripercuote sul
prezzo finale al consumatore.
Ora che finalmente il libero mercato nato qualche anno fa sta iniziando
a dare i suoi frutti, con nuove scontistiche e ribassi studiati per venire
incontro ai clienti nonché per vendere maggiori quantitativi di carburanti,
ecco arrivare anche un’accusa grave e veramente insensata agli occhi di tutti.
Come molti –per non dire tutti- sapranno, l’Eni (ex Agip) ha deciso di
ribassare il prezzo dei carburanti nel week-end presso molti suoi distributori
automatici a prezzi davvero concorrenziali (si parla di 1,500 euro al litro per
il gasolio e di 1,600 euro al litro per la benzina): ovviamente molte altre
compagnie hanno dovuto immediatamente adeguarsi per non essere tagliate fuori,
ma la cosa è assurda che altre –soprattutto le “no logo” nate appositamente per
dar luogo al libero mercato sulla vendita dei carburanti- stanno pensando di
rivolgersi all’Antitrust per “concorrenza sleale”, dichiarando che sconti di questo
tipo sono fuori dalle regole e una minaccia per il mercato dei carburanti. Non
so cosa ne pensiate voi, ma questo è il vero libero mercato che finalmente va a
vantaggio dei consumatori.
E ora un altro lato della medaglia: Iva e Accise sui carburanti. In
Italia spesso il Governo ed il parlamento decidono l’innalzamento di queste due
voci che influiscono non poco sul prezzo alla pompa di rifornimento per l’acquisto
dei carburanti ma non tutti sanno che:
-le accise si avvicinano al 50% del prezzo totale del carburante e
paghiamo ancora accise dovute alla tassa sulla guerra d’Abissinia (tanto per
citarne una);
-l’Iva (Imposta sul Valore Aggiunto) è come dice il nome un’imposta e
va a ripercuotersi non solo sull’imponibile del prezzo del carburante imposto
dalla compagnia distributrice, ma anche sulla parte di prezzo determinata dalle
accise statali. Quindi il costo netto dell’Iva non cresce solo se viene
aumentata la percentuale di applicazione (prima del 20% poi ora portata per la
crisi economica al 21%), ma anche se vengono aumentate le accise sui cui la
stessa si ripercuote;
-chi decide il costo di accise e iva? Il Governo e i Parlamentari,
nulla di strano ,se non che da un’intervista uscita ormai almeno un anno fa
sulla rivista Quattroruote (famosa e conosciuta nel settore automotive) su un
centinaio di Parlamentari intervistati chiedendo loro l’allora prezzo dei
carburanti, e quanto valeva la pressione fiscale su tali prezzi, neanche il 10%
degli intervistati ha saputo rispondere correttamente: c’è chi non ha risposto
e chi ha “sparato” cifre a caso, chi ha dichiarato che lui non guida perché ha
l’autista (di Stato o privato, e quindi pensa quest’ultimo a rifornire l’auto)
e chi ha detto che non ci fa caso. Come può, gente che non sa neppure quanto
costa un litro di benzina e quale sia l’imposizione fiscale sullo stesso
decidere che manovre effettuare su accise e Iva?
mercoledì 20 giugno 2012
Nuova Lancia Flavia
Che ormai Fiat abbia preso il vizio di prendere auto italiane e
importarle negli States col marchio americano o viceversa prendere auto
americane ed importarle in Europa (soprattutto in Italia) con marchio Fiat o
Lancia è un dato di fatto.
La parola d’ordine è condivisione: condividere progetti, pezzi di
ricambio, ecc., per ammortizzare i costi e offrire una maggiore gamma di automobili
di tutti i tipi, dalle utilitarie alle station wagon, dai monovolume ai
fuoristrada.
Diciamo che alcune volte in Italia questa strategia paga di più come
nel caso della Freemont, che inizia ad avere discreti volumi di vendita, altre
di meno come nel caso della Thema, che per ora ha dato scarsi risultati
commerciali.
Ora, l’ultima arrivata sul listino Lancia, è un’auto che rispolvera un
nome storico della casa italiana: la Flavia.
All’atto pratico è la Chrysler 200 cabriolet, rimarchiata Lancia: in
Italia inoltre si è deciso di importarla con un’unica motorizzazione ed
allestimenti full optional, pochi colori di carrozzeria, ancor meno di interni
e la capote disponibile solo nera.
Se questo da una parte consente di mantenere prezzi di listino
moderatamente bassi, dall’altra ha anche alcuni svantaggi, o meglio alcune
peculiarità che non a tutti possono piacere, riducendo ancora il numero dei
possibili clienti.
La minima possibilità di personalizzazione non a tutti piace,
riflettendo sul fatto che il cambio è disponibile solo automatico a 6 marce: e
gli automatici qui in Italia ancora non sono molto apprezzati.
La scelta di optare per versioni full optional, se da una parte
permette di risparmiare complessivamente, dall’altra porta a far lievitare il
prezzo della Flavia rispetto a quella che potrebbe essere una versione base
acquistabile da alcuni come “piccolo sfizio”: infatti le cabrio hanno circa l’1%
di preferenza sul nostro mercato.
Infine la motorizzazione offerta per la Flavia è un 2,4 litri a benzina
da 175 cavalli: per prima cosa rispetto alla cilindrata la potenza è molto
contenuta, quindi non attirerà un pubblico che cerca un’auto sportiva e
reattiva (per intenderci gli amanti della Mazda Mx-5 per esempio o di una Honda
S2000); in secondo luogo una cilindrata di 2.400 cc non aiuta i consumi ma,
soprattutto in Italia, comporta un innalzamento abbastanza sostanzioso dei
costi di assicurazione rispetto alle cilindrate fino a 1.999 cc, e in tempi di
crisi non so quanti siano disposti a fare un simile investimento.
Spero di sbagliarmi nel buon nome della Lancia, da amante delle
automobili italiane, e da uno che nel cuore ha ancora la mitica Lancia Delta
Martini, anche se i miei presentimenti sono tutt’altro che positivi.
Iscriviti a:
Post (Atom)